dal 28 febbraio 2004 al 16 gennaio 2005 

La Patria estrema

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1915 1918 Soldati sul fronte delle Alpi

28 febbraio 2004 – 16 gennaio 2005

La montagna, rivelano lettere e diari dei combattenti della Grande Guerra, può essere un nemico, che miete più vittime dei colpi di artiglieria.

Le montagne e gli uomini che vi combatterono nella Prima guerra mondiale sono i soggetti di questa mostra.

Fotografie, cimeli, testi e documenti esposti illustrano diversi aspetti di quella vicenda: dai progetti di fortificazione del territorio, alla contesa culturale, ideologica e politica di cui la montagna negli anni pre-1914 fu la posta in gioco, all’esperienza annichilente dei soldati dei due eserciti, convocati da tanti luoghi lontani a combattere e morire in uno dei paesaggi più straordinari del continente europeo.

Fino al 1914 gli eserciti europei non programmarono operazioni militari di grande respiro in alta montagna.

Durante la Prima guerra mondiale, invece, l’area di confine fra Italia ed Austria si trasformò in un fronte ininterrotto che si inerpicò fin sulle cime più aspre; la loro occupazione divenne, sinonimo di difesa – o di conquista – del lembo estremo della Patria. I limiti che erano parsi insuperabili furono rapidamente forzati e la resistenza fisica e psichica dei soldati fu sottoposta a pressioni mai provate.L’esposizione al congelamento, l’isolamento nel “deserto bianco”, le insidie del terreno, la precarietà dei ricoveri, la falcidia delle valanghe, costituirono lo sfondo di una guerra fatta di lavoro prima che di combattimenti.

Difficile indicare il numero dei caduti: a quanti vennero raccolti nei cimiteri e nei sacrari, vanno aggiunti quanti scomparvero nei crepacci o furono sepolti sommariamente e poi dimenticati.Il paesaggio fu segnato in modo indelebile dall’azione delle artiglierie; la guerra segnò le immagini della montagna.

Tra Ottocento e Novecento l’entusiasmo per la pratica alpinistica si era diffuso in tutta Europa e in Trentino, un irredentismo agguerrito aveva eletto la montagna a terreno delle proprie battaglie ideali.

Negli anni Venti e Trenta, la montagna divenne luogo dell’abnegazione, dell’allegoria della vittoria, simbolo di una stagione eroica.

Divenne anche, lentamente, lo scenario in cui, dopo essersi combattuti all’ultimo sangue dentro uniformi nemiche, gli stessi uomini potevano scoprire di appartenere ad uno stesso mondo.