dal 31 marzo 2007 al 30 marzo 2008 

Galizia, Pasubio, Isonzo

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Arte popolare e “orgoglio di reparto” nei distintivi austro-ungarici. 1914-1918

dal 31 marzo 2007 al 30 marzo 2008

La mostra, la più ampia mai realizzata, permette ai visitatori di scoprire la varietà, il notevole valore artistico e l’interesse documentario dei distintivi da berretto austro-ungarici prodotti durante la prima guerra mondiale, in un percorso che si muove tra arte e propaganda.

Nel corso della Grande Guerra risultò evidente a tutti i governi che la guerra combattuta nelle trincee e nel fango avrebbe avuto successo solo se accompagnata da un’altra guerra, condotta con le armi della persuasione: la propaganda dsivenne uno strumento fondamentale per controllare l’opinione pubblica ed ottenere il consenso nei confronti di una guerra che, giorno dopo giorno, si dimostrava sempre più violenta e costosa. Nell’ampio quadro della produzione propagandistica, rientrano anche i distintivi da berretto, produzione caratteristica dell’esercito austro-ungarico. Questi distintivi non regolamentari, definiti Kappenabzeichen, erano coniati per ricordare i successi dei reparti e mantenere vivo lo spirito di corpo, infondere nei soldati la convinzione della loro superiorità sull’avversario, celebrare le alleanze e l’unità dell’Impero, incitare l’esercito e la popolazione civile all’odio per i nemici ed in particolare per l’Italia traditrice. L’appuntare sul proprio berretto un distintivo che celebrava una battaglia o un’azione rappresentava per il soldato un motivo d’orgoglio, la dimostrazione dell’appartenenza a reparti gloriosi e della partecipazione a scontri entrati nella memoria collettiva.

Inizialmente solo tollerata, la diffusione dei distintivi venne autorizzata alla fine del 1916. In genere i distintivi venivano fatti coniare dall’ufficio assistenziale del Ministero della Guerra, ma sono numerosi gli esemplari realizzati su iniziativa di singole armate o reparti minori. La distribuzione era rivolta sia ai militari che alla popolazione civile: il ricavato era destinato ad una raccolta fondi per il sussidio degli invalidi, delle vedove e degli orfani dei caduti.

Se per i soldati prevaleva la funzione simbolica, il senso di appartenenza e, perché no, forse anche il ruolo di amuleto e portafortuna che questi distintivi potevano ricoprire, oggi non possiamo non apprezzare la qualità formale di molti di questi materiali. Molto spesso si tratta di piccoli capolavori realizzati dai bozzetti prodotti da artisti di guerra, di cui l’esercito austro-ungarico aveva ben compreso il fondamentale compito: già nel 1914 venne creato un “gruppo artistico” aggregato al Quartier generale della stampa di guerra.

In mostra sono visibili centinaia di esemplari, provenienti dal fondo del Museo della Guerra e da collezioni private. L’esposizione è accompagnata da due pubblicazioni: una guida alla mostra e un catalogo della collezione (più di 1.000 pezzi) che si presenta di grande interesse, non solo per i collezionisti.