dal 14 febbraio 2009 al 13 giugno 2010 

Parole come armi

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La propaganda italiana nella Prima guerra mondiale e la disgregazione dell’Austria-Ungheria

dal 14 febbraio 2009 al 13 giugno 2010

Uno dei caratteri della Prima guerra mondiale, la dimensione di massa – eserciti di massa, lo sviluppo di potenze di fuoco elevatissime, la mortalità di massa, il coinvolgimento delle società – impose a tutti gli stati (eserciti, apparati informativi, istituzioni civili…) la messa in campo di strategie, strumenti, metodologie di azione nuovi o, quanto meno per le dimensioni, inediti.

La guerra non fu combattuta solo nelle trincee, sopra e sotto i mari, con il blocco commerciale, con la mobilitazione industriale, ma fu portata fino dove non era mai giunta: dietro il fronte nemico, nel tentativo di insinuare tra la popolazione il consenso per le posizioni avversarie.

Non si trattava solo di carpire segreti militari o di conoscere l’opinione pubblica dello Stato contro cui si era in guerra, ma di penetrare nella sfera dei sentimenti delle persone, dentro il discorso pubblico e nella comunicazione privata delle società nemiche, di contrastare e rovesciare le parole d’ordine diramate dal potere e dai centri della pubblica opinione avversari, sostituendole con argomentazioni disgregatrici, seminando dubbi, diffondendo punti di vista eversivi, alimentando la sfiducia nella prospettiva della vittoria, facendola apparire sempre più difficile, sempre più lontana, perfino meno desiderabile di una pace qualsiasi, rovesciando l’immagine del nemico.

Per far ciò non bastava incutere timore con la potenza degli armamenti; servivano altre arti e altre armi. Bisognava individuare i punti deboli della società nemica, le paure e le ansie su cui far leva, i nervi scoperti della società, per ottenere ciò che in guerra ogni contendente desidera: disarmare il nemico per sottometterlo, far sì che i soldati avversari si arrendano, abbassino le armi o le rivolgano contro i propri comandi, si trasformino in agenti della propria sconfitta.

La mostra rivela questa vera e propria “guerra di parole” scatenata anche sul fronte italo-austriaco, ne illustra la pianificazione, gli sviluppi e gli esiti, mostra i comandanti e le “armi” impiegate – volantini, giornali, manifesti – in quella che fu la più estesa battaglia della propaganda fino ad allora scatenata.