Pasubio, Vallarsa, Terragnolo e Trambileno

Nella primavera del 1915 gli austriaci abbandonarono le valli del Leno attestandosi nei pressi di Rovereto e lungo il monte Finonchio. La popolazione di Terragnolo, Trambileno e di parte della Vallarsa venne evacuata. Nella loro avanzata gli italiani occuparono la Vallarsa, il Pasubio e lo Zugna. Nel maggio 1916, l’offensiva austro-ungarica li respinse fin quasi sulle posizioni di partenza; i paesi della Vallarsa ancora abitati vennero evacuati e la popolazione trasferita in Italia. Il territorio si coprì di nuovi apprestamenti militari, iniziò una lunga guerra di posizione che si protrasse fino al termine del conflitto. Nel dopoguerra la ricostruzione fu faticosa e parte della popolazione dovette emigrare. Oggi, in un ritrovato equilibrio, una vivace attività associativa ha favorito il recupero di molti siti storici.

Le valli del Leno sono punto di accesso al massiccio del Pasubio e al monte Zugna. La valle di Terragnolo fu soprattutto un retrovia logistico degli austriaci: qui sorsero depositi, baraccamenti, comandi; da qui partivano strade e teleferiche per il Pasubio.

Nella valle di Terragnolo sono visitabili i resti del cimitero austro-ungarico dei Geroli, uno dei molti presenti in valle e tra i più grandi della Vallagarina, i ruderi di un comando austro-ungarico presso il passo della Borcola, la trincea che porta a forte Dosso delle Somme con la caratteristica “Forra del lupo”.
Per visitare il cimitero militare di Geroli si può utilizzare l’audioguida gratuita izi.travel.

Sul territorio del Comune di Trambileno è possibile visitare forte Pozzacchio – Werk Valmorbia, ultima delle fortezze austro-ungariche realizzate in Trentino, l’opera più moderna della fortificazione trentina. Il forte è accessibile a piedi dal paese di Pozzacchio o lungo un sentiero da Valmorbia.

In Vallarsa rimangono importanti resti del campo trincerato di Matassone. Realizzato dall’esercito austro-ungarico nell’autunno 1914, prevedeva due sistemi di trincee in calcestruzzo, un osservatorio e una stazione per segnali ottici con il forte Pozzacchio, posto sull’altro versante della Vallarsa. Dopo il maggio 1915 fu occupato dagli italiani che vi realizzarono altre trincee. Nel maggio 1916 l’esercito austro-ungarico conquistò l’area, ma il 28 giugno gli italiani la rioccuparono e la tennero fino alla fine del conflitto. La sua posizione consente un’ampia vista sulla Vallarsa, il Pasubio, lo Zugna e le Piccole Dolomiti. Nel corso del 2017 è stato interessato lavori di ripristino dell’area che porteranno all’apertura di uno spazio didattico.

L’associazione “Pasubio100anni” con la collaborazione dell’ANA e della SAT ha portato alla riapertura di numerosi siti storici e sentieri che dal fondovalle risalgono le pendici dello Zugna e del Pasubio: da Foppiano alla trincea dell’Edelweiss, da Obra al monte di Mezzo e alle trincee Rio Rumini, da Piano a Parrocchia. A supporto della visita ai luoghi è disponibile un’applicazione per smartphone e tablet scaricabile dal sito dell’associazione (www.pasubio100anni.it) o da un PlayStore.

Sul monte Pasubio vissero per più di tre anni circa 100.000 soldati italiani ed austro-ungarici. Più di diecimila morirono in combattimento, per malattia, travolti da valanghe. Nel corso della guerra i soldati dei due eserciti tracciarono strade e mulattiere, costruirono teleferiche, acquedotti, villaggi di baracche e numerose gallerie. Grazie all’intervento delle Province di Trento e di Vicenza e al lavoro di tanti volontari, molte di queste opere sono state restaurate e sono tornate visitabili.

La traversata del Pasubio dal rifugio Lancia al rifugio Papa ci porta sulle prime linee austro-ungariche e italiane, disseminate di gallerie, ricoveri e postazioni. Il Corno di Vallarsa, ora Corno Battisti, fu una delle cime più contese. Gli italiani lo conquistarono nel 1915, lo persero nella primavera del 1916 e lo ripresero nell’estate 1918 con un’azione spettacolare. Il suo nome ricorda l’irredentista Cesare Battisti che con Fabio Filzi vi fu catturato nel luglio 1916. Al suo interno si snodano gallerie e cunicoli.

Il monte Testo cadde in mano italiana nel 1915, ma fu riconquistato dagli austro-ungarici durante l’offensiva del 1916. Recenti lavori di recupero permettono di percorrere il complesso di gallerie, trincee, posti di osservazione per le artiglierie, predisposti a controllo della Vallarsa, dello Zugna e del Pasubio.

Ai piedi del monte Buso, i volontari della SAT di Rovereto hanno recentemente riaperto una lunga galleria scavata dagli austriaci per garantire il movimento delle loro truppe verso le prime linee. Durante i lavori, sul soffitto roccioso è stata notata la presenza di alcune impronte fossili di dinosauro. Poco lontano, nella parte alta della Val Zuccaria,  si possono ancora ammirare i resti del “Capel de fer”,  paravalanghe posto a difesa dei baraccamenti.

La parte sommitale del Roite costituiva la retrovia austriaca ed è interamente percorsa da camminamenti. La punta più avanzata della linea correva sul promontorio roccioso del Dente Austriaco dove, nell’autunno 1916, si consumarono gli scontri più sanguinosi. Di fronte, separato da una selletta, si erge il Dente Italiano, teatro della guerra di mine condotta tra il 1917 e il 1918. Alle spalle del Dente Italiano, da cima Palon scendono lunghi camminamenti e resti di trincee all’epoca attraversati da reparti italiani che andavano in prima linea. Recenti interventi di recupero hanno riguardato la trincea sommitale del Dente Austriaco e la galleria “Ellison”, i manufatti del Dente Italiano, Cima Palon, Cogolo Alto, Selletta Comando, il camminamento “Ghersi”, la mulattiera e la galleria “Zamboni”, la strada degli Eroi, i resti di una baracca del “Milanin”, il cimitero della Brigata Liguria e l’Arco Romano.

Uno degli accessi più spettacolari al Pasubio è la Strada delle 52 gallerie che da Bocchetta Campiglia sale al rifugio Papa. Realizzata dall’esercito italiano tra febbraio e dicembre 1917, con i suoi 6 chilometri (di cui quasi la metà in galleria) garantiva i rifornimenti ai reparti combattenti.

Nel Sacrario del Pian delle Fugazze, inaugurato nel 1926, sono raccolti i resti di più di 5.000 soldati italiani.

 

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