MOSTRE TEMPORANEE 

Suez 1956

MOSTRE TEMPORANEE

In corso

CONDIVIDI

PERIODO DI APERTURA
7 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017
da martedì a domenica | 10-18

 

Nel Torrione Malipiero del Castello di Rovereto, lo spazio che il Museo riserva alla fotografia, verranno proposte 15 immagini relative agli eventi che sessant’anni fa si registrarono sul territorio egiziano attorno allo stretto di Suez.

Il 26 luglio 1956 Gamāl Abd al-Nāṣer Ḥusayn (Nasser), presidente dell’Egitto e leader del movimento nazionalista panarabo, in un discorso ad Alessandria d’Egitto proclamò davanti ad una folla esultante la nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez, il simbolo dell’impero britannico nel Medio Oriente. Il governo inglese di Anthony Eden reagì duramente concordando con Francia e Israele un intervento militare. Israele occupò con 400 paracadutisti alcune posizioni nel Sinai egiziano provocando la reazione dell’Egitto. L’aviazione franco-britannica distrusse al suolo gran parte degli aerei egiziani. Su iniziativa degli USA, che non erano stati informati dell’iniziativa franco-inglese, l’ONU il 5 novembre deliberò un cessate il fuoco tra Egitto e Israele, approvando l’invio di una forza di pace. Alla ricerca di un risultato sostanziale, francesi e britannici lanciarono un’offensiva contro Port Sa’id che portò ad occupare la zona del Canale.
La situazione si aggravò. L’URSS, che negli stessi giorni stava soffocando nel sangue la rivolta popolare in Ungheria, minacciò di intervenire a fianco dell’Egitto. Gli Stati Uniti, volendo evitare un conflitto diretto con Mosca, costrinsero gli inglesi a ritirarsi. Mentre Israele lasciava il Sinai, la striscia di Gaza e Sharm al-Shayck, gli inglesi e i francesi si ritirarono dalla zona del Canale.

La crisi di Suez mostrò il declino inarrestabile della Gran Bretagna sulla scena mondiale e il prevalere della logica dei due blocchi. Gli Stati Uniti consolidarono il proprio ruolo di garante dell’ordine nella regione mediorientale, identificandosi sempre più con le posizioni di Israele. L’Unione Sovietica poté invece presentarsi come paladino della causa araba.

Tutte le immagini esposte provengono dall’Archivio fotografico del Museo Storico Italiano della Guerra.