Monte Baldo

 

Sul Vignola e sull’Altissimo l’esercito austro-ungarico aveva progettato di realizzare due forti della cintura fortificata della Vallagarina che dal Baldo sarebbe dovuta arrivare al Pasubio. I lavori iniziarono nella primavera 1914, ma vennero sospesi dopo pochi mesi, per la necessità di inviare uomini sui fronti serbo e russo. La linea difensiva austro-ungarica venne spostata verso nord, in val di Gresta.
Allo scoppio della guerra l’esercito italiano poté occupare rapidamente la dorsale Vignola, Postemone, San Valentino, Corna Piana e Altissimo e vi collocò numerose artiglierie.
Nel 1916 la popolazione di Brentonico venne evacuata sotto la minaccia dei bombardamenti austriaci.

Sull’Altissimo di Nago, rimangono numerosi manufatti militari italiani: trincee, strade, basamenti di baracche, postazioni d’artiglieria. All’inizio della guerra, per breve tempo vi operò il Battaglione Volontari Ciclisti e Automobilisti, in cui erano inquadrati alcuni tra i più noti artisti futuristi: Marinetti, Boccioni, Sironi, Russolo, Bucci. Nel 1918 a Dosso Alto combatterono anche reparti di volontari cechi e slovacchi. Nei pressi della cima, da dove si gode una spettacolare vista sul lago di Garda, sorge il rifugio Damiano Chiesa, raggiungibile dal rifugio Graziani lungo la strada militare italiana, oppure da San Giacomo per un sentiero che risale il crinale orientale, oppure da Nago percorrendo il versante settentrionale della montagna.

Sul Vignola le tracce della presenza italiana si intrecciano con le opere realizzate in precedenza dall’esercito asburgico: testimonianze della prima sono le gallerie e le postazioni di artiglieria antiaerea sulla cima; l’impluvio per la raccolta dell’acqua piovana e le caserme (oggi ridotte a rudere) sono invece opera dagli austro-ungarici.
Percorrendo il Sentiero della Pace in direzione San Valentino, si giunge al Corno della Paura. La strada si snoda a strapiombo sulla valle dell’Adige e attraversa due suggestive gallerie, scavate dai soldati italiani. Nei pressi, sono visibili i plinti della teleferica che saliva al fondovalle, ruderi di baraccamenti e postazioni di artiglieria antiaerea.

Sul dosso di Talpina gli austriaci avevano realizzato alla vigilia della guerra un presidio trincerato. Abbandonato dagli austriaci nel 1915, fu occupato dagli italiani. Il complesso difensivo è stato recentemente riportato alla luce ed è raggiungibile da Tierno (Mori) percorrendo una mulattiera che attraversa il bosco o seguendo una strada che esce dal paese. Ha coordinato i lavori l’associazione “Un territorio due fronti”, che ha curato anche i lavori sul monte Giovo, nei pressi dell’abitato di Castione, dove è possibile vedere resti di postazioni di artiglieria, osservatori, trincee e ricoveri prospicienti la valle di Loppio.

Seguendo le propaggini del Baldo, l’anello prosegue in direzione delle postazioni del Doss Morzenti, Doss Alto di Nago, malga Zures, Doss Casina.

Sull’isola di Sant’Andrea nel lago di Loppio, oltre al sito archeologico curato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, rimangono resti di apprestamenti militari italiani.

 

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