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Gli accordi di Londra del 1915, mentre prevedevano il passaggio alla sovranità italiana della regione giuliana e dell’Istria, non consideravano questa stessa sorte per Fiume, porto militare dell’Impero austro-ungarico e accesso al mare dell’Ungheria, ma anche città di forte vivacità culturale, intensa attività economica, incrocio di lingue, culture e popoli.
Nel 1919, all'indomani della fine della Grande Guerra, attorno a Fiume si raccolsero da tutta Italia intellettuali, soldati, militanti rivoluzionari, uomini e donne, decisi a rifiutare il dettato di Londra e a dare vita ad un’esperienza che esaltasse l'identità italiana della città. In breve tempo Fiume divenne, per la composita popolazione che la affollò, il luogo dove sperimentare il cambiamento che la fine della guerra sembrava aver promesso. La presenza di D’Annunzio, di militanti rivoluzionari, di giovanissimi volontari che avevano respirato ma non pienamente vissuto l’“avventura” della guerra, di artisti, ne fece un laboratorio ambiguo ed eversivo.
La mostra sarà dedicata a questa vicenda, alla quale parteciparono anche numerosi trentini, che ne furono segnati profondamente.
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